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Genitore 1 e genitore 2. A quanto pare, l’idea di sostituire le diciture “madre” e “padre” con le etichette appena citate, ha causato più di una discussione recentemente in Italia. Chissà, forse più perché il ministro che si è detta d’accordo con la proposta, la dott.ssa Kyenge, è africana, più che per la proposta in sé.

Sarà, ma a me questa cosa di genitore 1 e 2 mi ricorda tanto l’idea di volere togliere tutti i crocifissi dalle classi per rispetto ai bimbi musulmani e l’altra idea balzana – per fortuna mai passata – di voler eliminare la festa della mamma e quella del papà, per rispetto ai bimbi che una mamma oppure un papà non li hanno. Io dico che a questo punto sarebbe meglio sospendere anche la festa del lavoro, per rispetto a chi è disoccupato e potrebbe sentirsi offeso. Di questo passo non finiremo mai di eliminare diciture, feste e tradizioni, pur di prendere in considerazione tutte le situazioni possibili ed immaginabili e non ferire o discriminare nessuno.

Ci sono diversi tipi di famiglie oggi, nessuno lo nega. La composizione di questi nuclei è spesso variegata, interessante, ricca, per un motivo o per un altro. Famiglie miste, famiglia multiple, famiglie omosessuali, famiglie tradizionali (ci sono pure quelle, non dimentichiamole, altrimenti finiremo per discriminarle!). Importantissimo tenere conto di queste differenti realtà e fondamentale è la promozione della parità dei diritti e dei doveri per tutti. Va da sè, infatti, che non possiamo far finta di niente e pensare che ancora oggi l’unico modello accettabile e diffuso sia quello di mamma e papà sposati in chiesa che hanno avuto uno o più figli dopo il matrimonio. Ormai non funziona più (solo) così, che ci piaccia oppure no.

Ma siamo sicuri che al momento presente sia così urgente cambiare le diciture burocratiche “madre” e “padre” con “genitore 1” e “genitore 2”? Siamo sicuri che la vera integrazione culturale passi necessariamente da lì? Dico, non stiamo un po’ esagerando?  Perchè allora, una volta fatto questo passo, non possiamo più permetterci di trascurare alcun caso. Sul serio.

Per esempio, vi sono bambini che il genitore 2 non ce l’hanno affatto: magari vengono cresciuti da una madre o un padre single. E questo potrebbe creare discriminazione, perché la madre o il padre sarebbero costretti a lasciare vuoto lo spazio accanto a “genitore 2” sul modulo d’iscrizione all’asilo/scuola, fatto pesante da sopportare. Dunque propongo di aggiungere, accanto a “genitore 2”, tra parentesi le parole “se presente”.

Ma allo stesso modo non possiamo dimenticare quei bambini, che, disgraziatamente, i genitori li hanno persi entrambi (ahimé succede anche questo). Come fare col modulo? Lascerei perdere “genitore” allora e proporrei qualcosa come “(o eventuale suo sostituto)” oppure ancora “figura di riferimento 1” e “figura di riferimento 2 (se presente)”. Scusate, vogliamo discriminare nonni e tutori legali? Non sia mai!

Passiamo ora ai bimbi che hanno una madre, un padre – o due padri oppure due madri – ma queste figure di riferimento (FdR) sono separate, sia che fossero in precedenza legalmente sposati o che fossero conviventi. Poi le due FdR si sono reinnamorate di altre persone e l’allegra famigliola si è quindi allargata. Negli anni il rapporto del bimbo con le nuove FdR si è consolidato al punto che oltre a genitore 1 e 2 nella sua vita sono presenti fortemente anche i nuovi partner. Vogliamo trascurarli? Vogliamo lasciarli da parte? No, mai e poi mai! Scriviamo allora sul nostro modulino, oltre a FdR1, FdR2 (se presente), anche FdR3 (se presente), FdR4 (se presente) e poi lasciamo lo spazio in bianco per l’aggiunta di eventuali altre FdR. FdR 5, FdR 6. Sai mai che genitore o FdR 1, dopo aver lasciato il nuovo partner, subentrato a suo tempo a genitore o FdR 2, si sia poi trovato un altro compagno o compagna. Verso l’infinito e oltre!

A questo punto sul nostro modulo si sarà creato un casino immenso. Oltretutto, vista la forte presenza di immigrati nel nostro paese, con nomi ai nostri occhi bizzarri o incomprensibili, una volta scritto il nome delle varie FdR, non si capirà più chi sia maschio e chi femmina (“Sì, ma in fondo che cosa conta?”, sento mormorare qualcuno dal pubblico. E in effetti…). Aggiungiamo allora per sicurezza, di fianco ad ogni dicitura, una casellina in cui mettere la crocetta per il “sesso”, M o F. E qui casca l’asino! Gli omosessuali che cosa mettono? E i travestiti? I bisex? I trans? Gli indecisi? Sì , lo so che queste sono più questioni di identità sessuale e non puramente di genere biologico, ma vogliamo far finta che tali questioni socio-cultural-politico-storiche non esistano affatto? Direi di no, per evitare discriminazioni. Mettiamo allora “sesso 1”, “sesso 2”, “sesso 3” e così via, senza specificare di più. Così sono tutti contenti.

Importantissimo poi non trascurare la questione dei bambini dei separati, di qualunque sesso e provenienza, che quindi abitano in due case diverse. Da lunedì a venerdì da FdR 1 e a weekend alterni da FdR3 (FdR2 se l’è data a gambe anni prima, vigliacco!). Direi sia indispensabile mettere “indirizzo 1” e “indirizzo 2”…

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Due romanzi letti per caso

Durante il periodo vacanziero appena trascorso sul suolo natio, mi è capitato di trovare in camera da letto un paio di libri che giacevano colà da tempo immemorabile. Erano stati letti dalle mie sorelle anni addietro e poi abbandonati o meglio semplicemente archiviati su una mensola. A dire il vero erano conservati con cura in quanto da loro particolarmente apprezzati. Ogni volta che tornavo a casa li notavo, ma non mi era mai passato per la testa di leggerli. Casomai li avevo aperti con fare distratto, li avevo sfogliati, sleggiucchiati. Ma letti in maniera seria e coerente, mai. „Perchè?“ si chiederanno ora i miei lettori più arguti. „Ve lo devo proprio confessare?“ risponderà la blogger con fare ritroso e vergognandosi pure un pochetto. E i lettori: “Sìììì” (oppure “No, un bel chissenefrega!”, a seconda).

Ebbene, perchè l’autrice di questi due volumetti è la celeberrima, acclamatissima e in odore di Nobel per la letteratura  – o almeno so che a lei piacerebbe – scrittrice giapponese Banana Yoshimoto. “E allooooooora?”. E allora niente, c’è che semplicemente facevo resistenza a leggere le opera di una che si chiama BANANA. Banana. Ba-na-na. Cioè, ma perchè proprio Banana? A me questa parola evoca solo immagini assurde (no, non quello che pensate voi!). Tipo il frullato di banana. Tipo una scimmia con una banana in mano. Tipo come quando eravamo piccoli e per offendere un altro bimbo gli si diceva “Banana!”, nel senso di “scemo”. Non ho mai capito il perchè di questo soprannome delirante. Non era meglio, che ne so, scegliersi Albicocca o Noce moscata o anche il classico Fior di Loto (ok Fior di Loto Yoshimoto suona male, va bene)? Tuttalpiù anche Melone Yoshimoto mi poteva andare bene. Ma Banana Yoshimoto proprio no! Ma sto uscendo dai binari. Tornando ai noi, ricordo appunto che nei lontani anni ’90 le mie sorelle erano diventate fan sfegatate di ‘sta Banana dopo aver letto il suo romanzo d’esordio “Kitchen”. E io, incuriosita da tanto entusiasmo, a mia volta avevo preso in mano “Kitchen” e lo avevo letto. Dico la verità: non ricordo niente della trama, ma ricordo che il libro mi aveva fatto schifo. Non mi aveva trasmesso nulla, l’avevo trovato, noioso, insipido e totalmente inutile. Lo misi quindi da parte e quella fu la fine del rapporto tra me e Banana. Forse questo oscuro episodio della mia giovinezza aveva contribuito alla mia forte resistenza a prendere in mano i due romanzi di cui sopra. Ma poi la noia della lunga estate emiliana ha avuto la meglio sullo schifo e ho così avuto il piacere di leggere “Sonno Profondo” (2003) e “Arcobaleno” (2005). Devo dire che ne sono rimasta sorpresa e piacevolmente colpita. Evidentemente, avendo io qualche anno in più, ho letto le opere di questa scrittrice con occhio diverso, più maturo. O semplicemente i miei gusti sono cambiati. O questi due romanzi sono meglio scritti di “Kitchen”, chissà.

In “Arcobaleno” si racconta la storia di Eiko, una ragazza che lavora prima nel ristorante della madre in un piccolo villaggio e successivamente in un ristorante indonesiano a Tokyo, chiamato appunto Arcobaleno. Viene data molta importanza a questi ristoranti come centro della vita di Eiko, come luogo sicuro in cui rifugiarsi e trovare il benessere e la pace interiori. Eiko si trasferisce poi a lavorare come governante nella casa del padrone di Arcobaleno e sua moglie. Fra lei e il padrone nasce un sentimento e la narrazione si dipana attraverso quello che Eiko osserva di lui, della sua vita, del suo matrimonio con la moglie, incinta di un altro.

In “Sonno Profondo” vi sono tre racconti, tutti incentrati su ragazze e il loro incontro con la morte.

La caratteristica che più mi è rimasta in mente di questa scrittrice, che poi è il suo punto di forza, è l’incredibile semplicità con la quale scrive. Una semplicità che è ben lontana da quella di Laurie Frankel, autrice di “Tu per ora #per sempre”, di cui abbiamo avuto modo di discutere nel Club dei Lettori Vaganti. La Yoshimoto, al contrario della Frankel, sa benissimo quello che fa ed è maestro nell’uso delle parole: non è che ne conosce solo 200, è che seleziona accuratamente tra le molte quelle da usare. Descrive in maniera poetica, lineare, minimalista la vita interiore dei protagonisti dei suoi scritti, ma allo stesso tempo riesce a colpire il lettore e a stimolare riflessioni profonde sulla vita, sulla morte, sull’amore. Ho letto che i giovani giapponesi s’identificano con i suoi personaggi in crisi, che si fanno le loro stesse domande, che si pongono i loro stessi dubbi. In questo senso devo dire, non ho la più pallida idea se ciò sia vero o no, perché non conosco e non frequento alcun giovane giapponese e non so una banana (ah ah) dei problemi di questo popolo. Ma mi fido che sia vero ciò che ho letto su Wikipedia. Altra cosa che ho adorato di questa scrittrice è l’assoluta mancanza di giudizio  nei confronti dei suoi personaggi, delle loro azioni , scelte, modi di fare, mentalità, carattere. Tra chi beve a gogò, chi si fa mantenere da un tizio, chi sta con un uomo sposato, ce ne sarebbe da giudicare. Ma l’impressione che passa è sempre che queste siano esperienze che fanno parte della vita, che sono neutre in sè. Banana non ci attacca mai etichette negative sopra. E nemmeno positive, a dire il vero. Semplicemente le descrive, le espone, ne parla. Bravissima.

Voto ai due volumi: 8.

 

Certe volte un’immagine o un fatto accaduto sono più efficaci per spiegare le differenze tra due popoli di mille trattati, cento tesi di laurea o dieci compendi socio-psico-storici.

In agosto ho trascorso tre settimane nella mia piccola – ma dotata di una sua dignità – città natale in Emilia-Romagna, passando mattine e pomeriggi in piscina col bambino bionico.

Tipicissima scena a cui assistevo quotidie, con protagonista la tipicissima madre italiana:

Il bambino, non necessariamente piccolissimo, si aggira per il parco che circonda la piscina, corre, salta, esplora, gioca, incontra altri bimbi, ci litiga, poi ride, piange, va sull’altalena, scende, sale sullo scivolo, scivola, si diverte. In poche parole: fa il suo mestiere di bambino, come tutti i bambini del mondo. La mamma dal canto suo lo sorveglia continuamente, gli va dietro fisicamente ovunque lui vada, lo tiene sott’occhio, lo accompagna, gli fa sentire la sua presenza soffocante costante, lo redarguisce, lo controlla, previene i suoi problemi, lo protegge, gli fa da scudo, lo fa sentire coccolato, curato, viziato, circondato di attenzioni. Gli chiede di continuo: Hai freddo? Hai caldo? Hai sete? Hai fame? Vuoi andare a casa? Vuoi stare qui? Tutto a posto? Se il bimbo, ad esempio, inciampa e cade, pur se non si è fatto nulla di grave, la mamma italiana accorre ai 200 all’ora da cento chilometri di distanza (anche se in realtà non si trova mai a più di due metri e mezzo da lui), lo tira su da terra, lo consola, lo abbraccia, lo avvolge nell’asciugamano, chiama il marito in ufficio per raccontare l’accaduto, mentre lo stesso fanno zie, nonni, cugini, parenti vari e amici accorsi immediatamente in massa sul luogo dell’incidente per recare soccorso e consolazione.

Il bambino bionico in piscina ha conosciuto e fatto amicizia con due bimbe tedesche, con le quali ha giocato per un paio di pomeriggi. Le bimbe avranno avuto circa quattro e sette anni. In due giorni ho visto il padre venire verso di loro una volta soltanto, per dire” Bimbe, è ora di andare a casa!”. Per il resto nulla: entrambi i genitori erano lì nei dintorni, ovviamente, ma restavano nel loro ambito. E, non solo si fidavano che le bambine sapessero cavarsela da sole e sarebbero tornate da loro in caso di bisogno, ma rispettavano anche l’autonomia delle piccole, pur essendo come detto, presenti a distanza di sicurezza.

Da parte mia arrivavo in piscina col bambino bionico, lo sguinzagliavo e indi mi piazzavo sullo sdraio a leggere un libro, buttandogli un occhio periodicamente, per controllare che non facesse danni. Sono più che certa di essere passata tra le altre genitrici per “madre degenere e indegna”. Forse , chissà, qualche volta hanno anche pensato di far intervenire l’assistente sociale…

 

 

 

Dunque pare che abbiano scritto un libro su di me, addirittura un romanzo e addirittura di 400 pagine. Questa notizia l’ho scovata nell’Internez e ho letto anche che questo scritto sta avendo un discreto successo. Ciò non mi stupisce affatto ed il perchè è presto detto: “Lui è Tornato” è uno prodotto letterario che ha come argomento me, ossia il Führer della gloriosa nazione tedesca. O meglio di quella che era un tempo una gloriosa nazione e che, grazie a me, tornerà presto ad essere. Quindi come poteva questo tomo non vendere bene, anzi benissimo? Pare anche che al momento lo stiano facendo tradurre in un buon numero di lingue straniere, cosa che senz’altro approvo in pieno: questa operazione servirà a diffondere maggiormente il volume nel mondo, facendolo arrivare in ogni angolo del globo. Ciò contribuirà a diffondere l’ideologia nazionalsocialista presso quegli sfortunati ignoranti che non conoscono la mia lingua madre. Tutto di guadagnato per me e per il mio progetto di rifondare quanto prima il partito e prendere di nuovo il comando della nazione, sostituendo quella donna tozza e ridicola, che infonde lo stesso ottimismo di un salice piangente: Angela Ferkel o come diavolo si chiama.

L’autore del romanzo è l’ottimo Timur Vermes, giornalista ed esperto di storia e politica, nato a Norimberga nel 1967. L’unico neo di questo giovane e brillante scrittore è il padre, di origine ungherese: dunque non scorre nelle vene di Vermes sangue ariano al cento per cento. Ma si tratta di un dettaglio sul quale sono disposto a chiudere un occhio, dato che sono certo di poterlo presto arruolare tra le mie fila come mio fidato collaboratore. Penso a lui ad esempio come capo dell’ufficio stampa o coordinatore del mio sito Internez nuovo di zecca. Se tutto va bene, potrebbe trasformarsi in uno dei miei più fedeli alleati; credo che gli commissionerò presto la stesura di un secondo romazo su di me, una sorta di seguito di “Lui è Tornato” nel quale viene descritta la mia inarrestabile ascesa quale capo supremo delle reti televisive tedesche unificate nonchè, come previsto, capo politico della Germania. Certo dovrò rassegnarmi al fatto che quest’uomo non possiede la stessa scioltezza di stile, la stessa capacitá descrittiva e la stessa dialettica che ho mostrato di possedere io ai tempi della stesura di “Mein Kampf”. Ma certamente potrò dargli qualche consiglio per migliorare e sicuramente lui lo accetterà con piacere. Insieme potremmo anche sviluppare una nuova trasmissione televisiva incentrata su di me nella quale compaio come protagonista assoluto, senza contorni e fronzoli inutili: presento, faccio l’ospite, tengo discorsi educativi e politici di varia natura, saluto il pubblico. Chiederò alla signorina Krömeier (ancora la chiamo col suo nome da nubile!) di fissarmi un appuntamento con Vermes quanto prima.

Chi l’avrebbe detto tutto questo quando mi sono risvegliato all’improvviso nel 2011 in un campo nei pressi di Berlino? Gli avvenimenti che si sono succeduti da quel momento, comunque, hanno confermato in pieno la mia ferma convinzione che sia stata la Provvidenza a scegliermi, a inviarmi di nuovo in Germania così tanti decenni dopo l’ultima volta che ero stato qui. La situazione politica e sociale di questa nazione, la quale al momento si trova in mano ad incapaci totali, è palesemente catastrofica: c’è parecchio da fare per rimettere in sesto le cose. Ecco perchè sono tornato!

Ma ora devo andare, in quanto sono atteso nella sala ospiti della rete televisiva per la decima celebrazione ufficiale dei miei successi. È rassicurante osservare come io raccolga consensi sempre crescenti ogni volta che vado in onda, come ai vecchi tempi. Vecchi tempi che, se Dio vuole, saranno in fretta di nuovo attuali.

 

 

Sapevo che non avrei resistito alla tentazione di scrivere almeno un post anche durante le vacanze… 

Per capire che cosa sono gli esorcicci di stile, guardare qui

In esclusiva per “Chi”

Lo avevamo annunciato già in tempi non sospetti: la love story tra Enzino de Puppi ed Eritrea Giannetti è una faccenda seria. Il terzo arrivato nella XXXII edizione de Il Grande Fratello e la cugina di secondo grado della costumista di Amici di Maria de Filippi si amano davvero. Le foto che accompagnano questo servizio non lasciano spazio a dubbi. Enzino sfiora dolcemente la spalla di Eritrea, con lo sguardo adorante di chi in cuor suo pensa: “Ti amo, sei la donna della mia vita!”. Eritrea, dal canto suo, lo ricambia con un bacio sul mento che fa presagire qualcosa di molto più hot che si svolgerà di sicuro più tardi. I due sembrano dunque non prendere affatto sottogamba il loro rapporto, come invece hanno fatto con i loro ex: i numerosi flirt per Enzino e i 18 fidanzatini più o meno ufficiali per Eritrea.

La relazione tra Enzino ed Eritrea è iniziata a marzo di quest’anno e la sua durata da sola farebbe presagire che si tratta di una storia importante. Enzino all’inizio della primavera si era recato sul set di Amici in quanto ospite d’onore della conduttrice Maria de Filippi, che l’aveva voluto appositamente come guest star. Maria aveva infatti sentito qualche settimana prima la costumista Andreina chiacchierare con lo scenografo e dirgli: “Mia cugina Eritrea va pazza per Enzino de Puppi”. Detto fatto. Maria ha invitato Enzino come ospite e ha spifferato tutto in anteprima – ovviamente con fare cospiratorio – alla costumista, che non ha esitato un secondo ad invitare la parente sul set per assistere alla registrazione della puntata. È bastato uno sguardo tra i due dietro le quinte, per avviare la frequentazione, che si è fatta via via più assidua e seria. Fonti vicine ad Enzino, infatti, confermano: “Enzino ha lasciato tutte le sue donne, non flirta più con nessuna, nemmeno con la vicina di casa di Belen Rodriguez! Ora pensa solo ad Eritrea!”. Di recente, poi, Eritrea è stata ospite a casa di Enzino, addirittura ad un pranzo di famiglia, alla presenza di, oltre mamma Germana e papà Tarcisio, anche nonna Pia, nonno Alcide e zia Corinna. Con zia Corinna, in particolare, si è creato un feeling importante, che lascia presagire che potrebbe essere proprio lei, zia Corinna, la testimone di nozze dei due piccioncini. L’occasione per il pranzo insieme è stata la comunione della cugina Immacolata, a cui Enzino è legatissimo.  E durante la giornata anche Eritrea si è legata innegabilmente ad Imma , come la chiamano tutti in famiglia. Lo testimonia la fotografia che mostra Eritrea allacciare le scarpe per la prima comunione ad Imma: un gesto intimo, familiare, esclusivo.

Ma la scena decisiva si è svolta qualche ora più tardi, quando Eritrea è stata messa a parte dai nonni delle storie più segrete di famiglia, quelle che si tramandano di generazione in generazione e persino di alcuni aneddoti che riguardano Enzino. Ad esempio quella volta in cui lui parcheggiò la macchina e il parchimetro sputò un biglietto con la data del 28 novembre invece che il 27, come ci si sarebbe aspettati. Segno del destino, tra l’altro, dato che Eritrea è nata proprio il 28 novembre. Noi speriamo che due bravi ragazzi, genuini, di sani valori, che non dimenticano mai le loro radici e loro famiglie, si possano sposare presto per suggellare quella che è una grande storia d’amore. E ci auguriamo che si sposino proprio il 28 novembre. Auguri Enzino ed Eritrea!

Agosto

Benvenuti, avete raggiunto la sede del blog La Pozione Magica. Per lasciare commenti ai post premere 1. Per esprimere un parere o una critica costruttiva sul blog premere 2. Per suggerire un argomento per un futuro post premere 3. Per effettuare il reblog di un post premere 4. Per partecipare al Club dei Lettori Vaganti premere 5. La funzione nr 6 (per parlare direttamente con l’autrice del blog) è temporaneamente disabilitata causa ferie. Vi auguriamo buone vacanze e a risentirci a settembre.

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È sera tardi: salgo in camera e mi butto sul letto sfinita, ma non riesco a prendere sonno. Dopo qualche minuto, il mio sguardo cade sul comodino in betulla giapponese bonsai e sulla pila di libri e riviste, tra cui Vanity Fair e Le Mie Cose, che vi si è accumulata negli ultimi mesi: in cima a tutti uno dei volumi che più mi è piaciuto da un po’ di tempo a questa parte. Decido improvvisamente che vale la pena recensirlo su TITDTPTITDT(DB), Tutti I Tipi Di Tomi Per Tutti I Tipi Di Topi (Di Biblioteca), il portale on line che raccoglie estratti da tutti i volumi che siano mai stati pubblicati sulla terra da Guttenberg in avanti. Ci si trova di tutto, a volte anche la riproduzione completa di determinate opere: dalle saghe mitologiche dei cacciatori di foche del medioevo lappone all’ultimo, vendutissimo e-book di Matteo Labrozzo, uno degli autori più in voga del momento.
Accendo il mio portatile e subito mi rendo conto di avere problemi con la connessione ad Internet e di non riuscire ad accedere al sito http://www.tuttiitipiditomipertuttiitipiditopidibiblioteca.org Per fortuna che Tutti I Tipi di Tomi ha un Numero Verde attivo 24 ore al giorno a cui rivolgersi in caso di emergenza.

– Buonasera, Tutti I Tipi Di Tomi Per Tutti I Tipi Di Topi (Di Biblioteca), sono Lella, codice operativo DG&HTZY439-23/GHKL7, in che cosa posso aiutarla?
– Ehm…buonasera Lella, sono Eireen del blog La Pozione Magica e telefono per recensire un romanzo che ho letto di recente.
– Mi fornisca il suo codice cliente, per favore.
– Eccolo: **************.
– Grazie. Data di nascita e codice fiscale, per cortesia.
– ********** e ***********.
– Grazie. Attenda che verifico. (…) Lei è la madre di Ivar e Poäng Schiendieldorz?
– Veramente no. Ci dev’essere un errore: le ridò il codice cliente. **************
– Grazie. Attenda che verifico. (…). Lei è Eireen del blog La Pozione Magica.
– Ehm, esatto, come le dicevo prima. Desidero recensire un romanzo.
– Che romanzo desidera recensire Eireen? Mi fornisca nome dell’autore, titolo, casa editrice e codice ISBN, prego.
– Si tratta di “Le Mie Cose” di Marco Lazzarotto, Instar Libri, codice ISBN 978-88-461-0093-1.
– Attenda che verifico.
La ragazza mi mette in attesa e in sottofondo sento partire prima le note di „I Bambini fanno Ooh“ di Povia e poi di “Se Mi Lasci non Vale” di Julio Iglesias. Poco prima che io tenti il suicidio avvoltolandomi il cavo del telefono intorno al collo, Lella riemerge dall’oscurità.
– Mi scusi per l’attesa. Cominciamo col questionario.
– Scusi, non è possibile saltarlo? Si tratta di un passaggio particolarmente lungo. Passerei direttamente alla recensione.
– Mi spiace, ma abbiamo una procedura che io non ho il potere di modificare e comunque devo seguire le istruzioni a video. La prego di seguirmi attentamente. Da 1 a 10 quanto sono vere per lei le seguenti affermazioni, dove 1 sta per “ma che stai a ddi?” e 10 rappresenta “anfatti”. Affermazione nr. 1 “Ho trovato il romanzo Le Mie Cose di Marco Lazzarotto particolarmente originale e divertente.”.
– Direi 10.
– Grazie. Affermazione nr. 2…
L’elenco di affermazioni è abbastanza lungo e occupa i successivi dieci minuti della telefonata. Telefonata in cui segnalo il romanzo di Lazzarotto come surreale, geniale, imperdibile, da raccomandare tantissimo agli amici ed altri aggettivi ed espressioni simili. Dopodichè, finalmente, mi viene permessa la recensione libera. Lella mi chiede di confermare con un „Sì“ ad alta voce l’autorizzazione alla registrazione per scopo di training della mia recensione in diretta, non ancora rifinita e corretta per la pubblicazione sul sito http://www.tuttiitipiditomipertuttiitipiditopidibiblioteca.org
“Avevo già avuto modo di leggere il secondo romanzo di Lazzarotto, “Il Ministero della Bellezza”, di Indiana Editore e ne ero rimasta particolarmente affascinata, direi stregata. Quindi ho voluto subito acquistare anche “Le Mie Cose”, la sua prima opera. Devo dire che questo prequel si riconferma come uno scritto indovinatissimo e molto godibile, dallo stile assai originale e sorprendente. L’autore lascia briglia a sciolta la sua fantasia sterminata e procede ad inventare, per la gioia massima del lettore, ogni tipo di situazione assurda, ma in fondo non così improbabile. In quanto mamma, poi, mi ha colpito tantissimo come viene tratteggiato il personaggio della madre dei bimbi: una tipica genitrice di oggi, insicura e preoccupata più che altro di ottenere l’approvazione dei propri figli e degli espertoni di turno, più che di seguire il suo istinto su come educare i dolci pargoletti. Complimenti alla capacità d’osservazione dell’autore!”
– La ringrazio Eireen, abbiamo preso nota della sua recensione, che verrà sottoposta all’attenzione del nostro Caporedattore Denise Abbruscato e infine, se approvata, pubblicata su http://www.tuttiitipiditomipertuttiitipiditopidibiblioteca.org . Prima di chiudere la telefonata, la informo che il monitor mi segnala che questa per lei è la recensione nr. 100 e ciò le dà diritto automaticamente ad un premio. Può scegliere liberamente tra le seguenti possibilità. 1. Un abbonamento gratuito di un anno a Le Mie Cose, la rivista che segue il ciclo femminile più venduta in Italia. 2. Un buono sconto del 40% per un autotrapianto di peli pubici sul cranio. 3. Tutti i DVD di una stagione a sua scelta della serie TV Il Kebabbaro. 4. Una fornitura gratuita per 6 mesi di Foca-Cola. Ci rifletta e comunichi la sua scelta tramite il suo codice cliente sul nostro sito entro il trentun dodici. La ringrazio per avere utilizzato i nostri servizi e le auguro una buona serata.

Ultimamente mi capita di leggere e di sentire troppo spesso un’affermazione, con tutte le sue varianti, che trovo irritante, inflazionata, ingenua, superficiale, fastidiosa e purtroppo anche assai dannosa. Il concetto è questo: “Se tu, genitore, stai male per qualsiasi motivo, tuo figlio assorbirà l’energia negativa che emetti e ne risentirà, sia a breve che a lungo termine. Quindi cerca di tornare a star bene in fretta o danneggerai il piccolo. È un tuo dovere. Perchè i bambini sono come spugne, si sa: assorbono tutto.”. Più spesso che no, un concetto di questo genere è riferito alle madri, principali figure di riferimento di un bambino.

Ora, tralasciando il fatto ovvio che uno non fa certo apposta a stare male, ma vogliamo pure mettergli addosso l’ansia e l’angoscia insopportabili di dover stare di nuovo bene velocemente, altrimenti lascia un trauma incancellabile nell’animo del proprio pargolo? Signor che responsabilità assoluta! E siamo proprio sicuri sicuri che il cucciolo abbia come unica fonte di riferimento per il proprio benessere ed equilibrio il genitore in sofferenza? Che durante la giornata assorba soltanto la presunta negatività che arriva da lì? Piuttosto che gravare una donna o un uomo di un peso simile, non dimenticherei la presenza nella vita del bimbo dell’altro genitore – che si spera stia meglio – di eventuali fratelli, di zii, di cugini, delle tate dell’asilo, degli amichetti, dei vicini di casa. Anche queste persone, con la loro energia e presenza, portano un contributo nella vita del piccolo. E non trascurerei neppure il fatto che ciascuno di noi in realtà nasce già con un carattere, un suo modo di essere, addirittura volendo una sua storia alle spalle; per cui d’accordo l’influenza genitoriale, d’accordo l’ambiente familiare e i suoi effetti, d’accordo i traumi infantili, ma insomma piantiamola con questa moda contemporanea di buttare le cause dei malesseri (o dei benesseri!) di un bimbo tutte e solo sul groppone materno e paterno, come se il mondo esterno non esistesse neppure!

E poi pensiamo se questa pover’anima di un genitore in sofferenza non ce la dovesse fare  a guarire in fretta. Poniamo gli venga una depressione terribile e certificata per la quale si deve curare tra psichiatri e psicologi per diverso tempo (capita!). Che fa, oltre a cercare di ristabilirsi, che già è una fatica, si deve pure macerare nei sensi di colpa e nella paura che un giorno il proprio angioletto debba sedere su una poltrona in pelle in qualche buio studio di psicologo per confessarsi e liberarsi così del suo trauma? Ma il punto che più di tutti mi preme portare alla luce è: siamo certi che il meglio per un bambino sia avere intorno tutto il tempo un genitore eternamente felice, sereno, equilibrato, gioioso, allegro e in conclusione perfetto? Mi permetto di nuovo di esprimere dubbi al riguardo attraverso una catena di domande. Chi lo dice che bisogna offrire ad un bimbo un mondo fatto di nuvole rosa dove la mamma sta solo bene, è in pace col mondo a ogni ora del giorno, magari non si arrabbia mai eccessivamente, è forte in ciascuna situazione e – tornando all’inizio – se sta male, torna velocemente la suo status di benessere, così da non influenzare negativamente i figli? Siamo certi che la ripercussione di un eventuale periodo pesante per la mamma o il papà sarebbe davvero così negativa sul pupo? Poniamo che ad una mamma accada di avere quello che una volta si definiva esaurimento nervoso e poi – con i suoi tempi e i suoi modi – lei si riprenda. Non potrebbe questa forse essere un’enorme lezione di vita per il bambino? Non sarebbe positivo che egli assistesse alla caduta e alla rinascita dell’essere umano più importante per lui, imparando così che la vita sì, è fatta di dolore e prove, ma che ci si può infine rialzare e tornare a stare bene, forse addirittura meglio di prima? Se stare con un genitore che soffre insegnasse qualcosa a un bambino su come si sta al mondo? Se lo mettese in sano contatto col fatto che nella vita non va sempre tutto a meraviglia, che siamo imperfetti e possiamo essere tristi, depressi, demotivati, spaventati e che va bene così? Se addirittura quel bambino avesse bisogno di quella “prova” per capire tutta una serie di cose su stesso che altrimenti non capirebbe mai? Se attraverso l’esempio della storia materna o paterna imparasse a stare dritto nella tempesta della sofferenza e a vedere la luce in fondo al tunnel? In fondo, che ne sappiamo noi?

Ma soprattutto, mi permetto, che ne sanno davvero fino in fondo coloro che si spacciano per esperti dell’infanzia: pedagoghi, tate, pediatri, educatori, psicologi? Sia chiaro, non voglio dire che queste persone non siano qualificate, che il loro parere non valga nulla, che dicano solo cavolate. No, anzi, mi sento di valorizzare il lavoro che quotidianamente compiono per aiutarci a crescere i nostri figli. Ma entro certi limiti! Trovo che un po’ troppo spesso noi genitori li ascoltiamo come se fossero dei guru, come se le loro parole fossero indiscutibili, come se veramente loro fossero nella testa e nel cuore dei nostri bambini e che li capissero meglio di noi. Quando in realtà a volte questi “maestri” non tengono conto del fattore umanità, del fatto che ogni bambino è a sè e noi che ne sappiamo veramente di quali conseguenze avrà un fatto che gli capita oggi sulla sua vita e la sua psiche futura? E poi non dimentichiamo che tutte queste regole da esperti, frutto di anni e anni di studi scientifici serissimi, a volte a distanza di anni e riviste con altre basi culturali, si possono rivelare delle enormi scemenze. Che oggi gli esperti dicono BEO e domani negano tutto e dicono FUFFI e dopodomani tornano a dire “BEO forever e dimenticate FUFFI!”. Che le teorie vanno e vengono e a volte è solo questione di moda. Che in fondo poco o nulla sappiamo dell’animo umano e di come si evolve dalla nascita in poi. Del resto non era vero fino a pochi decenni fa – solo per citare uno fra i tanti possibili esempi – che l’omosessualità fosse una devianza della psiche provocata nei maschi da un cattivo o errato rapporto con la madre? Ma nell’antica civiltà greca non era forse l’omosessualità vista come un fatto normalissimo? E oggi non è forse sempre più di nuovo accettata come qualcosa di naturale e possibile? E quindi….

A Domiziana piace in particolar modo quando la vita si riempie di piccole cose inaspettate. Regali, sorprese, delizie inattese che cambiano la giornata. Cose come il barista che, invece di farle pagare il cappuccino, una mattina glielo regala senza un motivo particolare.  Cose come trovare un libro smarrito sull’autobus, leggerlo e scoprire che contiene passaggi così espressivi, che vogliono dire qualcosa a lei, proprio a lei, solo a lei. Cose come una collega che, saputo per caso del suo compleanno, è uscita per dieci minuti dall’ufficio e le ha comprato un fiore avvolto in carta crespa gialla. Domiziana ha preso così gusto a vedere accadere di tanto in tanto certe minuscole magie, che ha iniziato a catalogarle, per evitare che il loro ricordo sbiadisca col tempo. Le raccoglie dentro ad un quaderno a quadretti dalla copertina azzurra. Magia nr. 1, accaduta il 2 febbraio 2011: ho trovato un portafogli su una panchina, c’erano dentro tutti i documenti e 200 euro. Ho chiamato il proprietario per restituirglielo e lui mi ha offerto il brunch. Magia nr. 2, accaduta il 7 marzo 2011: un vecchietto in fila davanti a me in cassa al super, mi ha regalato 80 punti della raccolta premi che a lui non servivano  e così ho potuto completare la mia. Ho avuto la piastra per lisciare i capelli che volevo da un po’. Eccetera.

Ogni tanto Domiziana, soprattutto nei momenti difficili, rilegge l’elenco delle magie e si rimette in pace col mondo: riguadagna la certezza che i miracoli possono accadere in qualunque momento, che se accadono quelli piccoli, possono accadere anche quelli un po’ meno piccoli.

Continua su Caffè Letterario

Postilla aggiunta il 9 agosto: devo fare coming out su questo raccontino. In realtà l’ho scritto in un momento in cui non ero per nulla ispirata, ma avevo una scadenza per la pubblicazione sul blog Caffè Letterario. Quindi mi sono messa di buona lena e ho cominciato a scrivere. Ci ho messo sei ore! Un tempo interminabile per i miei standard. A un certo punto mi sono anche ingarbugliata con la storia ed alla fine ero stremata dalla fatica e pure poco soddisfatta del risultato. È stato per questo che – ahimé – ho usato un vecchio e consunto espediente letterario: “continua nella prossima puntata”. Mi sono detta: penserò più avanti ad un finale decente per questo ritratto di donna. In realtà la storia non continuerà da nessuna parte, lo ammetto. Quindi la favola di Domiziana bisogna tenersela così com’è: tronca. O, se volete, completa, finita, con Domiziana che raggiunge il massimo successo e fine. Oppure, se vi va, potete immaginarvi voi un finale…

Troppe coincidenze…

Italians

Ieri sul blorum Italians di Beppe Severgnini è apparsa una lettera a mio giudizio delirante:

http://italians.corriere.it/2013/07/31/qui-ce-qualcosa-di-strano-troppe-coincidenze/

Qui c’è qualcosa di strano: troppe coincidenze…

Gentile Beppe, qui c’è qualcosa di strano. Troppe coincidenze. Non si sa nemmeno da dove cominciare. Il terremoto vicino a Loreto, solo pochi giorni fa. Alle 3.32, la stessa ora dell’Aquila. Poi il disastro del treno di Santiago in Spagna, la sera del 24, esattamente alla vigilia della festa di Santiago (San Giacomo). Nelle stesse ore, anzi, nello stesso preciso momento, Papa Francesco si trova nel Santuario di Nostra Signora Aparecida. Giorno dedicato alla Vergine del Pilar, venerata a Compostela: 12 ottobre. Giorno dedicato a Nostra Signora Aparecida, patrona del Brasile: 12 ottobre. Poi il pullman, la tragedia del viadotto. Di nuovo alta velocità. Di nuovo un pellegrinaggio. Non è un po’ troppo? Un passo indietro: il 5 luglio, il Papa consacra il Vaticano a San Michele, al quale affida il compito di combattere il Maligno. Due giorni dopo, nella notte fra il 7 e l’8, va a fuoco la chiesa di San Michele a Tropea, in Calabria. Un altro particolare: chi presidia l’imbocco della Val di Susa? Non è proprio lui, l’arcangelo Michele? Ora, due passi indietro. Roma. Lo scandalo Vatileaks scoppia nel gennaio 2012. La Costa Concordia affonda il 13 gennaio. Il comandante lascia la nave. Un anno dopo, l’11 febbraio 2013, Ratzinger lascia la sua nave. Precisamente nelle stesse ore la gemella della Concordia, la Triumph, va alla deriva nel Golfo del Messico. Gli ultimi discorsi di Benedetto raccontano il dramma di quei giorni: la nave di Pietro si trova in acque agitate, la Chiesa stessa è vittima della discordia. Esatte parole. Ora, un tocco di Nostradamus. Quartina X-91, la profezia del Papa Nero. “Clergé Romain… Au chef de l’an fera election… D’un gris & noir de la compagnie d’yssu…” Grigio e nero: i gesuiti (la compagnia) si vestono di nero. Bergoglio è un gesuita. Au chef de l’an. L’elezione deve avvenire all’inizio dell’anno. Papa Francesco viene eletto il 13 marzo 2013, al tramonto del sole. Ma guarda un po’: nel calendario romano, il primo giorno dell’anno era il 14 marzo.

Lino Meschieri,

Ecco che cosa avrei volentieri risposto a questo signore:

Gentile Beppe, qua c’è qualcosa di strano. Troppe coincidenze. Non si sa nemmeno da dove cominciare. Il terremoto vicino a Modena, nel Maggio 2012 alle 04:03, la stessa ora in cui il 3 gennaio 2013 in Francia è stata sospesa la tassa sui milionari. Ancora prima il disastro del Vajont, il 9 ottobre del 1963, giorno di san Bernardo, come il passo: sempre di monti si parla. 2011: il 9 gennaio il volo Iran Air 277 si schianta in fase di atterraggio, presumibilmente a causa delle avverse condizioni meteorologiche, presso l’aeroporto di Urmia, Iran. Sempre il 9 del mese, come il Vajont. E vogliamo parlare del mese numero 9? Il 9 settembre 2004 l’Ambasciata australiana di Giacarta viene presa d’assalto da un attentato dinamitardo uccidendo dieci persone. Non è un po’ troppo? Due anni dopo, 9 settembre 2006, il Leone d’oro della 63/a Mostra di Venezia è assegnato al film cinese ‘Sanxia Hooren’ di Jia Zhang-Ke. Cinese. Come il terremoto dello Yunnan del 2011. 2011-10 (cifra tonda, simbolo di perfezione)=2001, il crollo delle Torri gemelle, sempre in settembre. Nostradamus nel 1654: “Nella città di Dio ci sarà un grande tuono, / due fratelli verranno straziati dal caos. / Mentre la fortezza regge, i grandi capi soccomberanno. / La terza grande guerra inizierà mentre la città brucerà». La descrizione precisa dell’11/09. 11/09, lo stesso giorno in cui mio cognato a Londra l’anno scorso ha avuto una colica renale. Stessa cosa che accadde a mia cugina nel 2003, stesso giorno. E fu il 12 settembre del 1980 che mi venne diagnosticata l’appendicite, proprio mentre accadeva il colpo di stato militare in Turchia. Guarda un po’. Non è davvero davvero un po’ troppo tutto ciò?